1789. Les Français ont la parole: Cahiers de doléances des États généraux PDF

La crisi finanziaria dello Stato francese aveva origini lontane. Il debito pubblico, già rilevante negli ultimi anni del regno di Luigi XIV continuò a 1789. Les Français ont la parole: Cahiers de doléances des États généraux PDF sotto il regno di Luigi XV, a causa degli sprechi, dei privilegi e delle esenzioni di cui godeva la nobiltà.


Suivi d’un Glossaire pratique de la langue de quatre-vingt-neuf

L’assemblea dei notabili, composta di nobili e prelati, convocata ad approvare la riforma, respinse il progetto che ledeva gli interessi delle classi che essi rappresentavano e di cui facevano parte, così che Luigi XVI, l’8 aprile 1787, licenziò il ministro. Anche il suo successore, l’arcivescovo di Tolosa Étienne-Charles de Loménie de Brienne, dopo essere ricorso a un prestito per evitare il crollo finanziario, ripropose sostanzialmente il progetto di Calonne, che fu ancora respinto dai notabili. La riforma provocò agitazioni in provincia: in giugno si ebbero disordini a Digione, a Tolosa, a Rennes, a Grenoble: in questa città, alle proteste dei nobili si associò il Terzo Stato, provocando per reazione l’esilio dei magistrati del Parlamento. La convergenza di aristocrazia e borghesia verificatasi a Vizille non fu imitata nel resto della Francia, perché gli interessi delle due classi, unite nella lotta contro l’assolutismo monarchico, rimanevano per il resto del tutto divergenti.

Lo scopo della nobiltà francese era indirizzato a conservare i propri privilegi e, rovesciando l’assolutismo, a sostituirvi il proprio potere, senza condivisioni. Il Consiglio del re approvò sia il raddoppio del Terzo che la libertà di scelta dell’ordine, senza esprimersi sul sistema di votazione e il 24 gennaio 1789 furono rese pubbliche la lettera di convocazione degli Stati generali e il regolamento elettorale, nel quale ancora una volta non veniva affrontato il problema del sistema di votazione. In entrambe le lettere il re invitava i sudditi a consigliarci e assisterci in tutte le cose che saranno messe sotto i nostri occhi, e a farci conoscere i desideri e le lamentele del nostro popolo, in maniera di conseguire il più prontamente possibile un rimedio efficace ai mali dello Stato. Infatti, il regolamento elettorale previsto per il Terzo Stato riservava il diritto di voto ai francesi di età non inferiore ai 25 anni, appartenenti a quell’ordine e iscritti nel ruolo delle imposte.

Nelle città gli elettori si sarebbero riuniti nelle corporazioni di appartenenza o, se non iscritti, nei quartieri di domicilio, scegliendo due delegati ogni cento votanti. Per gli altri due ordini, era sufficiente eleggere in prima istanza i deputati nelle assemblee di bailaggio: erano elettori del primo ordine, il clero, tutti gli ecclesiastici, dai parroci ai vescovi, mentre del secondo ordine erano elettori tutti i nobili in possesso di un feudo. Il clero elesse 291 deputati, tra i quali 220 curati, quasi tutti non nobili, spesso critici nei confronti dei privilegi dei vescovi e degli Ordini religiosi, e pertanto vicini alle posizioni del Terzo Stato. In ogni assemblea di baliaggio era stato redatto un cahier de doléances, un registro nei quali erano riportate le lamentele circa abusi e inefficienze, di ordine sia locale che generale, riscontrate dalla comunità, insieme con le rivendicazioni e le proposte ritenute necessarie. Nel loro complesso, le rivendicazioni del Terzo Stato consistevano nell’abolizione della decima e dei diritti feudali, con o senza diritto di riscatto.

Anche i cahiers del Clero e della Nobiltà si mostravano favorevoli all’abolizione dell’assolutismo e a molte richieste del Terzo Stato. Il Clero intendeva però mantenere i propri privilegi e negare la concessione della libertà di coscienza, così come la Nobiltà non intendeva cedere sulle proprie prerogative, pur accettando il principio dell’eguaglianza fiscale. Restava da dirimere il problema del sistema di voto: votare per ordine avrebbe significato mantenere in vita i privilegi del clero e della nobiltà, incompatibili con un autentico rinnovamento della istituzioni. Tuttavia i deputati del Terzo Stato potevano presentarsi uniti all’inaugurazione degli Stati generali: non così i rappresentanti degli altri due ordini. Il 2 maggio 1789 i deputati degli Stati generali furono presentati al re: secondo un’antica usanza, Luigi XVI ricevette nella sua stanza di lavoro con entrambi i battenti aperti i rappresentanti del clero poi, con un solo battente aperto, i deputati della nobiltà.